Il Tao, come l’ho capito io – 18

XVIII - LO SCADIMENTO DEI COSTUMI
Quando il gran Tao fu negletto
s'ebbero carità e giustizia,
quando apparvero intelligenza e sapienza
s'ebbero le grandi imposture,
quando i sei congiunti non furono in armonia
s'ebbero pietà filiale e clemenza paterna,
quando gli stati caddero nel disordine
s'ebbero i ministri leali.

Con il grande Tao, tutto era spontaneo e sincero, c’era armonia. Quando questo percorso è stato abbandonato, con conseguente disordine sociale e malessere tra gli umani, disarmonia con la Natura, vennero in soccorso la carità (sarebbe più corretto parlare di agape, l’amore gratuito) e la giustizia (non intesa come insieme di regole, ma come la predisposizione affinché nessuno resti indietro).

Quando apparve l’esigenza dell’intelligenza (intesa come predisposizione al bene, la benevolenza) e la sapienza, era perché i governanti si erano afflosciati in una profusione stanca di parole e di formalità, così aveva preso il sopravvento il raggiro, l’inganno, regnava la falsità.

Quando mancava armonia, fa l’esempio dei sei congiunti (padre e figlio, fratello maggiore e fratello minore, marito e moglie) era venuto in soccorso l’amore filiale e la clemenza paterna.

Quando gli stati caddero nel disordine, nel caos, nella corruzione, allora arrivarono dei ministri leali (mi viene in mente il legame Stato-Mafia, sembrava non esserci soluzione, poi sono arrivati i ministri leali, giudici come Borsellino e Falcone).

Gesù parlava dell’azione dello Spirito Santo che addirittura anticipa le esigenze degli umani. Solo che non è una forza coercitiva, e tale è il Tao, quindi l’umano è libero di rispondere come crede: il bene è relazionato col male, non dimentichiamolo.

Davanti a un decadimento dei costumi, il Tao riequilibra. La differenza la fa il nostro ascolto, il nostro non agire, il lasciarsi guidare dal Tao.

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